I nuovi schiavi

 




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L’ondata d’invasione barbarica da parte di genti di colore, provenienti dal continente africano, programmata e voluta dall’élite di potere da decenni, ha diversi scopi, un po’ come prendere due (o più) piccioni con una fava. È vero il piano Kalergi, come è vera l’islamizzazione dell’Europa, come è altrettanto vera la destabilizzazione del vecchio continente attraverso la cosiddetta azione-reazione-soluzione che porterà a disordini, facendo sì che saranno le popolazioni stesse a chiedere la militarizzazione del territorio con la vana speranza di ottenere maggiore sicurezza, non da meno è veritiera la mescolanza delle razze e conseguente declino a causa della perdita delle proprie radici storiche, così da renderle più soggiogate. Verissimo anche il business delle case di accoglienza e di tutto l’apparato di gestione dei (finti) profughi, delle ONG, ecc. Non da meno l’abbassamento dei salari dei lavoratori nativi. Infine lo svuotamento delle popolazioni africane e relativa depredazione del loro territorio.

Ma c’è un dettaglio, non di secondaria importanza, che sfugge ai più, ovvero il controllo delle anime e dei rispettivi “collateral” o beni in garanzia. Che il vero valore su questo pianeta sia dato dall’essere umano è un dettaglio che sfugge ai più, ma non a chi ha orchestrato da millenni questo sistema perverso che, sfruttando l’ignoranza delle masse le spreme a dovere, attribuendone un valore sui Titoli (Bond) emessi a garanzia delle transazioni finanziarie internazionali, con le quali specula sulla pelle degli ignari cittadini.

A questo punto sorge spontanea la domanda: “ma che c’entra tutto ciò con gli sbarchi?”. C’entra, c’entra!

Si dà il caso che, secondo le leggi marittime, chi abbandona il proprio paese, attraverso il mare, perde la propria cittadinanza, ma la riacquista esattamente nella terra di approdo, acquisendone la nazionalità. Per il paese “ospitante”, quindi, significa incrementare il proprio potere finanziario, aumentando notevolmente le proprie risorse per mezzo dei Bond di nuovo conseguimento.

Non a caso, al momento dell’approdo dei cosiddetti “profughi”, il primo a contare gli uomini e le donne che sbarcano dalle navi è il prete (acquisitore di nuove anime o animali da mungere), seguito dalla Croce Rossa Internazionale, per poi finire alle varie istituzioni locali con le loro procedure burocratiche di identificazione (identi-ficare o porre l’identità nella bestia o soggetto-finzione giuridica per mezzo del “nuovo” docu-mento).

Avanti che c’è posto per tutti!

 




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