Voto o Non Voto




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Come abbiamo avuto modo di asserire in diverse occasioni, e come ben espresso dalla oramai famosa sentenza della Suprema Corte U.S.A. del 1975 “Penhallow vs. Doane’s Administrator, 3 US 54, 1 L.Ed.57, 3 Dall. 54”, il Governo è una persona artificiale, capace di interfacciarsi solo ed esclusivamente con altre persone artificiali. Si tratta di un semplice costrutto mentale, intangibile, senza alcuna valenza nei riguardi degli individui viventi. Perché si utilizza proprio il termine “Stato” e non altro? Il motivo deriva dalla condizione dell’essere, ossia la condizione in cui identifichiamo un terzo elemento e col quale possiamo identificare noi stessi, quindi, il nostro stato d’essere.

Essere, quindi, individua una condizione. Infatti è solito chiedere ad un altro individuo la sua condizione con la frase “qual’è il tuo stato?” o “in quale stato versi?” che corrisponde a “in quale condizione di salute ti trovi?”. Così, come si usa determinare la condizione di salute, si determina la condizione giuridica di un Governo, puntualizzando in quale stato si inquadra. Ma chi determina tale condizione? Chi lo rappresenta o chi lo sostiene? Essendo vero che come è in alto è in basso, considerando che le nostre condizioni di qualsiasi genere possono essere governate internamente-indipendentemente, ma che possono altresì essere influenzate da agenti esterni, comprendiamo che anche le condizioni di uno Stato (Governo) possono essere condizionate da un volere esterno. Di qui l’esigenza di comprenderne le dinamiche. Se voi siete abituati a mantenervi in forma, ciò non toglie che un agente esterno, quale un virus, possa provocarvi un’influenza. Alla stessa stregua se un Governo è dittatoriale, come nel caso nostrano, ciò non esclude che un intervento esterno possa determinarne il cambiamento.

Se riflettiamo a fondo su quale potrebbe essere tale virus, efficace per la modifica dell’attuale sistema governativo, lo possiamo identificare nel NON VOTO. Da sempre siamo stati tratti in inganno con la oramai abusata frase: “se non voti lasci decidere agli altri che votano!”. In realtà votare o non votare non modifica quelle che sono le decisioni già prese a livello elitario. Le votazioni sono solo uno strumento per illudere i cittadini dormienti che hanno ancora voce in capitolo, fornendo così una parvenza di democrazia. Se le votazioni avessero avuto un qualche peso reale, ce le avrebbero negate. La Costituzione stessa è chiara a tal proposito, recitando all’Art. 67 testuali parole: “Ogni membro del Parlamento rappresenta la Nazione ed esercita le sue funzioni senza vincolo di mandato”. Senza vincolo di mandato ossia senza obblighi verso i propri elettori.

Ma la cosa più curiosa, sapendo che tutta la società e relativi procedimenti derivano dalla Chiesa cattolica e dal suo Diritto canonico, ci fornisce un elemento ancor più chiaro del significato del “voto”, trovandone il significato più profondo in ciò che tale Diritto esprime con tale termine: “Impegno assunto solennemente verso la divinità di compiere una determinata azione, sia come contropartita di un beneficio ricevuto da essa (v. condizionato) sia, senza alcuna contropartita (v. incondizionato), come perseguimento di una perfezione di vita secondo i principi della religione professata”. Votare, quindi, significa delegittimarsi, spogliandosi delle proprie responsabilità, per alimentare, attraverso la propria preferenza, lo Stato “d’essere” dell’Entità governativa. Risulta chiaro, quindi, quanto sia inutile lamentarsi se il Governo non applica il volere del popolo, alla luce di quanto sopra esposto.

Lo strumento col quale i popoli dormienti sono sempre stati sottomessi è fondamentalmente la paura. Per paura non si ha il coraggio di impegnarsi in prima persona per il cambiamento, ma si delega sempre terzi, scaricandosi di ogni responsabilità, ma puntualmente criticando la mancanza di risultati positivi. In pratica una giostrina perenne. Si tratta, in definitiva, esclusivamente di una gabbia mentale con la quale siamo sottomessi alla nostra inerzia. Le reazioni delle quali si ha più timore sono quelle della magistratura, identificando questa come qualcosa di insormontabile, quando, in realtà, il vero potere è del Popolo, lo è sempre stato ma raramente applicato, per l’appunto per paura. La vera paura in realtà ce l’hanno proprio i magistrati che, conoscendo la propria posizione truffaldina, cercano in tutti i modi di soffocare le iniziative, purtroppo ancora isolate, volte a contrastare le loro azioni ignobili, con l’utilizzo della forza, per tentare di arginare il dissenso. Purtroppo per loro il processo è inesorabilmente inconvertibile e non tarderà a dare i suoi frutti.

 




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