Il Matrimonio

Il concetto di patrimonio (dal latino patrimonium, derivato da pater, ‘padre’, e munus, ‘compito’; dapprima col significato di ‘compito del padre’ poi con quello di ‘cose appartenenti al padre’) è usato sia in diritto sia in economia, con significati similari.

In diritto il patrimonio è definito come l’insieme dei rapporti giuridici, aventi contenuto economico, che fanno capo ad un soggetto giuridico (il titolare), ed aventi per oggetto cose strumentalmente funzionali, ossia capaci di soddisfare bisogni umani, materiali o spirituali. Tra i rapporti giuridici che compongono il patrimonio rientrano tanto quelli attivi, che comportano un diritto soggettivo (assoluto o relativo) del titolare, quanto quelli passivi, che comportano invece un suo obbligo (e, in particolare, un debito). Ne segue che, contrariamente all’accezione del termine nel linguaggio comune, si può parlare di patrimonio anche in presenza di soli rapporti giuridici passivi.

Rientrano nel patrimonio i soli diritti ed obblighi, definiti appunto patrimoniali, che corrispondono ad interessi di natura economica, riguardando beni che hanno o possono avere un valore di scambio e sono quindi suscettibili di essere valutati in denaro. Non vi rientrano, invece, i diritti e gli obblighi non patrimoniali, quali i diritti della personalità, i diritti di famiglia e i diritti soggettivi pubblici, nonché, a maggior ragione, le potestà, che consiste nell’attribuzione di un potere a un soggetto allo scopo di tutelare un interesse altrui e, quindi, per l’esercizio di una funzione. Detto ciò, risulta ancor più evidente la netta distinzione, e non interposizione, esistente tra le varie personalità giuridiche, in particolare tra quella fisica e il trust derivante dal nominativo.

L’interesse a tutela del quale la potestà è attribuita può essere privato (come nel caso dei genitori che esercitano una serie di poteri nell’interesse del figlio minore, la cosiddetta “potestà genitoriale”, ora, a seguito del declassamento, denominata “responsabilità genitoriale”) o pubblico (come nel caso del funzionario statale).

A differenza dei diritti soggettivi, nella potestà il titolare non può scegliere se esercitare o meno i poteri attribuitigli, né può rinunciare agli stessi, ma deve esercitarli nell’interesse del beneficiario (nella potestà genitoriale il beneficiario è lo Stato).
Nello stesso tempo, però, può opporsi contro chiunque pretenda di esercitare al suo posto i poteri di cui è titolare. Il titolare della potestà non ha la libertà di agire a suo piacimento ma, possiede una discrezionalità, dovendo comunque agire nel modo che ritiene migliore per realizzare l’interesse indicato dalla legge. Ciò sempre in virtù del fatto che, essendo nella condizione giuridica di cittadino, per quanto ottenuta con artifizi e raggiri, è sottoposto, ed è tenuto a osservare, le normative statali o, per meglio dire, aziendali, essendo la Repubblica italiana, in realtà, un’azienda con tanto di codice commerciale internazionale. La potestà costituisce, quindi, allo stesso tempo un potere e un dovere.

I beni (o, meglio, i diritti sui beni) costituenti il patrimonio di un soggetto fungono da garanzia per i debiti gravanti sul medesimo, nel senso che il creditore, in caso di inadempimento del debito, può conseguire l’utilità economica che sarebbe derivata dalla prestazione non eseguita aggredendo il patrimonio del debitore con un’azione esecutiva, cioè facendo vendere coattivamente i suoi beni e conseguendo le somme così ricavate, per il valore del credito: è la cosiddetta garanzia patrimoniale o la funzione di garanzia generale svolta dal patrimonio del debitore. Il creditore dispone, dunque, del potere e, più esattamente, del diritto potestativo di aggredire il patrimonio del debitore in caso di inadempimento, cui corrisponde una posizione di soggezione del debitore (responsabilità patrimoniale); inoltre, il creditore dispone di alcuni diritti potestativi volti a tutelare il suo interesse a che il debitore mantenga nel proprio patrimonio beni sufficienti all’eventuale vendita coattiva.

Nell’ordinamento italiano la funzione di garanzia generale del patrimonio è sancita dall’art. 2740 del codice civile, laddove stabilisce che “Il debitore risponde dell’adempimento delle obbligazioni con tutti i suoi beni presenti e futuri”. Ora, è bene sottolineare che, lo Stato italiano ha tra i beni patrimoniali anche i propri cittadini e corrispettivi titoli obbligazionari derivanti dall’iscrizione all’anagrafe.

In economia il patrimonio è definito come la ricchezza, espressa in termini monetari, a disposizione di un soggetto in un determinato istante. Dal punto di vista qualitativo esso è costituito da beni (fabbricati, automezzi, mobili, merci ecc.); sotto il profilo quantitativo, invece, è la somma dei valori monetari attribuiti a tali beni.

Ma ora viene il bello. Abbiamo parlato sino ad ora di patrimonio. Ora, invece, parliamo di matrimonio. Qual è il motivo dell’uso di questo termine nel riferirsi all’unione di una coppia? Vediamo il significato del termine: il primo è quello di ‘unione di un uomo e di una donna che si impegnano, davanti a un’autorità civile o ecclesiastica, a una completa comunione di vita nel rispetto dei reciproci diritti e doveri’. Sempre in questo primo significato è compreso quello di ‘rito, cerimonia nuziale’. In secondo luogo il termine ha un secondo significato nella liturgia ecclesiastica: ‘sacramento con cui si attribuisce carattere sacro all’unione di un uomo e di una donna’. Infine, il lemma può essere impiegato nel senso figurato di ‘unione, associazione di due elementi, strutture, organizzazioni e simili’.

La parola italiana matrimonio segue la voce latina matrimonium, formata dal genitivo singolare di mater (ovvero matris) unito al suffisso –monium, collegato, in maniera trasparente, al sostantivo munus ‘dovere, compito’.

Se quindi, oggi, il termine matrimonio è diffusamente impiegato quale sinonimo di nozze o sposalizio, in realtà, denota il passaggio del ruolo dominante dall’uomo alla donna, quest’ultima capace di generare ricchezza appartenente allo Stato, in seno alla famiglia (familia= gruppo di servi o schiavi), a seguito della cessione della proprietà genitoriale dei propri figli e conseguente interruzione dello “ius sanguinis” (diritto del sangue), intervenuta a seguito della registrazione anagrafica dei fanciulli.

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