(24) “segue” Il Trust

Durante una convocazione o processo, il Giudice chiederà se il convenuto è la persona che compare sulla denuncia, quindi, chiederà l’identificazione in quel NOME E COGNOME a caratteri, tutti, maiuscoli. Ciò si riferisce ai ruoli del Trust. Fino a quando l’Individuo in vita non si identifica in quel NOME e COGNOME riportato sugli atti processuali, il Giudice sarà l’unico Amministratore del Trust, per cui, farà di tutto, anche ricorrendo all’intimidazione, pur di scambiare i rispettivi ruoli del rito (commedia). Se, nella totale inconsapevolezza, lo sprovveduto Individuo rispondesse affermativamente, Identificandosi in quel NOME E COGNOME, renderebbe valido e risolutivo il contratto, tramite Accordo Verbale. La procedura opportuna da attuarsi, invece, in tali situazioni, può essere scelta tra le seguenti, a seconda delle circostanze: 1. consegnare al Cancelliere il proprio Certificato di Nascita, dichiarando contestualmente al Giudice che la propria presenza in aula è del tutto eccezionale e limitatamente e per conto dell’Imputato che si trova presente sul Certificato stesso; 2. dichiarare l’effettiva presenza dell’Imputato, rappresentato nello specifico dalla Persona del Giudice stesso, in quanto detentore del Trust e, conseguentemente, Amministratore dello stesso; 3. dichiarare la propria condizione di Testimone della frode del Nome e, contestualmente, la propria natura di Essere Umano, diretto discendente di Dio e fuori dalla giurisdizione delle normative commerciali (Admiralty Law) attuate nelle Corti di Diritto Positivo. Il Giudice insisterà, utilizzando qualsiasi mezzo a sua disposizione, nel tentativo di liberarsi del Trust in suo possesso, tranello al quale non bisogna mai cadere (è opportuno documentarsi ulteriormente sull’argomento). È bene sapere che il proprio ruolo nel procedimento è anche quello di Ufficiale di Corte, dettaglio che dev’essere sempre tenuto a mente durante il procedimento e che, all’occorrenza, può essere utile. Il Convenuto potrebbe essere sottoposto a domande trabocchetto, o soggetto ad una situazione confusionaria, così da essere indotto in errore o per estrapolargli dichiarazioni inesatte che, successivamente, potrebbero essere interpretate a vantaggio della Corte. Il Giudice, potrebbe anche impartire ordini, ai quali, si dovrebbe resistere civilmente. Infine, come atto intimidatorio, potrebbe disporre l’intervento delle guardie, per l’accompagnamento all’esterno dell’aula. In questo caso è appropriato mostrare palesemente il Certificato di Nascita alle Guardie, chiedendo loro se sono intenzionati a “Disonorare un Ufficiale della Corte”. Perseguire nell’azione comporterebbe loro qualche problema, a livello personale. A questo punto, lo scopo è: 1. fare in modo che il Giudice onori la richiesta del convenuto di archiviazione del caso; 2. sperare che il Giudice abbandoni l’aula. Questo gesto deve trovare pronto il convenuto affinché prenda la situazione in pugno e, appena il Giudice ha abbandonato l’aula, disponga di far apporre dal Cancelliere tale situazione a verbale, accompagnandola dal pronunciamento della frase “mettete a verbale che, il Giudice ha lasciato l’aula, il Capitano ha Abbandonato la Nave, il Caso è chiuso con Pregiudizio”. Il riferimento all’abbandono della nave è legato al fatto che i Tribunali sono sottoposti alle Norme di Diritto Marittimo, di conseguenza, se il Giudice (il Capitano) abbandona la nave, sarà il Convenuto a ricoprire il Grado più alto, di conseguenza, sarà lui a prendere in mano il Timone (potere decisionale).

A questo punto è bene tenere a mente un altro dettaglio, non di poco conto, che può tornare utile durante un dibattimento, anche se sarebbe meglio non arrivare mai in questa situazione perché c’è il rischio di porsi nella condizione di cittadino quindi, di amministratore del Trust, cadendo nella loro trappola. L’Art. 383 del Codice Penale fornisce la facoltà di arresto, in flagranza di reato, da parte di privati cittadini, laddove il reato sia perseguibile d’ufficio, come nell’esempio dell’Art. 600 del Codice Penale che prevede la “Riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù”. Questa è appunto la situazione che il Giudice attua nei riguardi del Convenuto. Pertanto, potrebbe essere necessario ricordare al Giudice che, insistere nel voler, a tutti i costi, considerare il Convenuto nella condizione di Cittadino, Amministratore del Trust, potrebbe comportare la dichiarazione del suo arresto in flagranza di reato, con l’aggravante dell’Abuso di Autorità data dalla sua carica pubblica. Inoltre, è bene anche considerare per sé i seguenti articoli: Art. 494 del Codice Penale “Sostituzione di Persona”. Chiunque, al fine di procurare a sé o ad altri un vantaggio o di recare ad altri un danno, induce taluno in errore, sostituendo illegittimamente la propria all’altrui persona, o attribuendo a sé o ad altri un falso nome, o un falso stato, ovvero una qualità a cui la legge attribuisce effetti giuridici, è punito, se il fatto non costituisce un altro delitto contro la fede pubblica, con la reclusione fino a un anno (chi genera il TRUST con l’Atto Giuridico di Nascita? Lo Stato!) ; Art. 414 del Codice Penale “Istigazione a delinquere”. Chiunque pubblicamente istiga a commettere uno o più reati è punito, per il solo fatto dell’istigazione: 1) con la reclusione da uno a cinque anni, se trattasi di istigazione a commettere delitti; 2) con la reclusione fino a un anno, ovvero con la multa fino a lire quattrocentomila, se trattasi di istigazione a commettere contravvenzioni. Se si tratta di istigazione a commettere uno o più delitti e una o più contravvenzioni, si applica la pena stabilita nel C. 1. Alla pena stabilita nel C. 1 soggiace anche chi pubblicamente fa l’apologia di uno o più delitti (Nessuno può forzare altri individui a impersonare falsamente una proprietà altrui). Infine, sarebbe anche opportuno conoscere, ed avere a portata di mano, il testo della “Dichiarazione Universale dei Diritti Umani” del 1948, recepita dall’ordinamento italiano con la Legge n. 881 del 25 ottobre 1977.

È anche opportuno sapere che, sia i Giudici sia gli Avvocati, sono tenuti a portare con sé, durante le udienze, il blocchetto degli assegni (in Italia si limitano a portare le tessere di riconocimento). Ciò in quanto potrebbero essere chiamati a rispondere finanziariamente di eventuali danni subiti dall’amministrazione giudiziaria, nel caso in cui il procedimento non andasse a buon fine ossia, quando non si giungesse ad una condanna con carcerazione, essendo quest’ultima monetizzata, dove lo Stato percepisce soldi, per ogni giorno che il condannato trascorre in carcere. Ciò fa riferimento al Diritto Marittimo, dove, il carcere rappresenta la stiva di una nave e, il carcerato rappresenta il bene da tenere in custodia (conservazione). Se ci soffermiamo a riflettere, sullo scopo delle carceri, possiamo renderci conto sulla loro inutilità. In realtà lo scopo della pena dovrebbe essere quello di porre rimedio al danno arrecato, di qualsiasi genere esso sia, e il carcere è l’ultimo posto dove il reo sia posto nelle condizioni di poter concretamente rimediare. In effetti, lo Stato-Corporazione-Repubblica Italia S.p.A. appronta, annualmente, il bilancio statale-aziendale (conti pubblici), così come qualsiasi altra azienda privata, considerandoci proprio come dei Beni di sua proprietà.

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