(4) Cap. I – Il Denaro

Ci addentriamo nell’argomento sulla sovranità con qualcosa di molto caro agli italiani e non solo ad essi, il denaro!

Non ritengo essere un esperto in materia finanziaria, preferisco essere un semplice economista, nel senso che faccio della mia quotidianità, economia! Non me ne vogliano quindi gli esperti del settore per eventuali imprecisioni. Lo scopo del presente capitolo è rendere semplice e comprensibile ai più ciò che deliberatamente viene reso complicato per risultare indecifrabile e ostico, così che la materia risulti di esclusivo appannaggio dei magnati dell’alta finanza e lontano da occhi indiscreti.

Iniziamo con un fondamentale distinguo tra il significato di moneta e valuta. La prima risulta avere a monte un controvalore che ne ricopre e garantisce l’emissione, la seconda non ha alcun controvalore, è il caso dell’euro! Come si può vedere dallo schema sotto, che si tratti dell’una o dell’altra formula, il valore assume consistenza ed efficacia nel momento in cui è, convenzionalmente e in buona fede, accettata dagli utilizzatori. In sé per sé l’euro non ha un proprio valore intrinseco se non quello dei costi di stampa dati dalla carta e inchiostro utilizzati. Pertanto la circolazione diviene “legale” nel momento in cui la società, per convenzione appunto, ne riconosce la validità. In un lontano passato la proprietà della moneta, strettamente legata alle riserve auree, era del Popolo, successivamente, vedremo poi nel dettaglio, passò nelle mani degli Stati e ancora, com’è attualmente, di un cartello privato di banche che, con percentuali di partecipazione varie, sfociò nella struttura denominata BCE (Banca Centrale Europea), anch’essa privata.

Quando la moneta era di proprietà dello Stato, questo emetteva un dato valore, legato a doppio filo coi quantitativi d’oro posseduti e stipati nei cavò bancari, sufficiente a garantire il buon funzionamento dell’apparato statale.

image001

Da ciò ne derivava l’assenza di debito pubblico verso terzi, se non verso lo Stato stesso, e di interessi di sorta. Ora che invece la valuta euro è di proprietà della BCE, questa la stampa e se l’accredita, la presta agli Stati e la chiede indietro con l’aggiunta di una percentuale d’interesse, indebitandoli (il famigerato debito pubblico), truffando i cittadini col cosiddetto signoraggio (primario), ossia la percentuale in eccesso rispetto al valore nominale delle banconote. Il termine signoraggio deriva dall’aggio del Signorotto al tempo del Feudalesimo (N.d.A. il termine più appropriato per indicare il signoraggio e, in realtà, quello di usura).

Nel Luglio 2000, il compianto prof. Giacinto Auriti, giurista, saggista e politico italiano, con l’aiuto dell’allora sindaco Mario Palmerio, avviò un esperimento di grande successo a Guardiagrele (CH), il primo in Italia, nel suo paese natale abruzzese, noto all’epoca per il più alto tasso di suicidi da crisi economica in Italia. L’iniziativa fu, subdolamente, interrotta dalla Procura di Chieti, in particolar modo su pressioni della Banca d’Italia. L’esperimento compiuto da Auriti, all’epoca fondatore e segretario del SAUS (Sindacato anti-usura), consistette nell’immettere in circolazione i SIMEC o Simboli Econometrici di Valore Indotto, di esclusiva proprietà del portatore.

Lo scopo di tale esperimento era quello di creare, per convenzione, il valore della moneta locale senza alcun intervento né dello Stato né del sistema bancario. L’obbiettivo finale si inquadrava nella sostituzione della sovranità illegittima della Banca d’Italia con quella legittima e auspicabile del Popolo, tramite la proprietà della moneta, prerogativa dello Stato e non dei cittadini. L’esperimento rappresentò una pietra miliare in materia monetaria, perché dimostrò sul piano pratico il principio secondo il quale il valore della moneta è dato da chi l’accetta (cittadini) sulla base di una convenzione, e non da chi la emette (banca). L’iniziativa ebbe un tale successo che per coloro inizialmente estranei, non vi fu altra opzione che, in un secondo momento, parteciparvi, perché venutisi a trovare esclusi della ripresa economica che il SIMEC aveva indotto. Cito una frase dell’epoca dell’insigne professore: È come se avessimo messo del sangue in un corpo dissanguato. Ma i tempi non erano maturi e la magistratura emise un provvedimento di confisca delle banconote, poi dissequestrate, che, per quanto illegittimo, causò l’interruzione dell’esperimento e il suo definitivo abbandono. All’epoca, nonostante gli scontri tra Forze dell’Ordine e Cittadini resisi conto del torto che stavano subendo, nessun organo d’informazione nazionale, servo del potere, osò trattare adeguatamente l’accaduto. La notizia trovò spazio solo a livello locale. Per il professor Auriti non vi furono, come è logico che fosse, conseguenze giuridiche, si trattò esclusivamente di una presa di posizione arrogante da parte delle Istituzioni. Ricordiamo infatti che la Costituzione, per coloro che, erroneamente, credono ancora che abbia valore, all’Art. 42 – 1° C. sancisce il diritto sulla proprietà privata, recitando testualmente: “La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati”. Inoltre, la possibilità di stampare valore monetario è anche concessa ai comuni dall’art. 112 del T.U.E.L. (Testo Unico Enti Locali) che enuncia: “Gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, provvedono alla gestione dei servizi pubblici che abbiano per oggetto la produzione di beni ed attività rivolte a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali”. L’art. 119 della Costituzione prevede inoltre per i Comuni, e non solo, autonomia finanziaria di entrata e di spesa, tributi ed entrate propri, compartecipazione al gettito di tributi erariali riferibili al loro territorio, nonché un fondo perequativo per i territori con minore capacità fiscale per abitante, inoltre, che le risorse di cui sopra consentono al Comune di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite. Dall’art. 54 del T.U.E.L. emerge, altresì, che il Sindaco, sempre nella sua funzione di Ufficiale di Governo: “emana atti in materia di ordine e sicurezza pubblica e adotta, tra l’altro, Ordinanze contingibili e urgenti in caso di pericolo per l’incolumità dei cittadini”. Circa tale questione, il Consiglio di Stato ribadisce che: “… i presupposti che si richiedono per l’adozione dei provvedimenti contingibili e urgenti, da parte della massima Autorità comunale, sono – ai sensi dell’art. 38 comma 2, L. 142/1990 – da un lato, l’impossibilità di differire l’intervento ad altra data in relazione alla ragionevole previsione di danno incombente (donde il carattere dell’urgenza); dall’altro, l’impossibilità di provvedere con gli ordinari mezzi offerti dalla legislazione (donde la contingibilità o circostanza straordinaria)”. Ora è lecito chiedersi: “ma allora, perché nessun comune attua tali prerogative?”, perché a chi è sul libro paga del padrone, non conviene andargli contro!”. Ma Auriti non si limitò a questo, infatti, l’08 Marzo 1993 denunciò il governatore della Banca d’Italia per FALSO IN BILANCIO, TRUFFA, USURA, ASSOCIAZIONE A DELINQUERE E ISTIGAZIONE AL SUICIDIO. Il Procuratore di Roma Ettore Torri confermò la validità delle argomentazioni ma asserì anche che mancava il dolo perché era sempre stato così (consuetudine). Ne seguì una petizione d’iniziativa popolare che dichiarava la proprietà della moneta ai cittadini. Da ciò scaturì un disegno di legge, poi rimasto inevaso. “Quando il popolo perde la consapevolezza del perché deve vivere, tutte le scelte ed i suoi comportamenti, non essendo finalizzati, finiscono per essere egoisticamente strumentalizzati da gruppi di potere” (Giacinto Auriti ‘1972’).

Una delle peculiarità dell’iniziativa di Auriti fu l’introduzione del reddito di cittadinanza. Tale provvedimento avrebbe sicuramente provocato, se protratto nel tempo, la verosimile scomparsa di alcune piaghe sociali quali il lavoro speculativo e il ricatto lavorativo, e conseguente apparizione del lavoro creativo, dirette conseguenze di questo nuovo paradigma economico, purtroppo andato perso ma, auspicabilmente, ripetibile.

In tale contesto, merita una doverosa citazione l’Ing. Nicolò Bellia, autore del trattato “Antropocratico” o di “Governo dell’Uomo”. Il concetto da lui espresso indica come logica la detrazione dell’imposta sulla massa monetaria a monte, e non a valle dopo la distribuzione della stessa. Il concetto si esprime in tal senso: cambiando l’ordine dei fattori il prodotto non cambia! Ovvero, perché non decurtare la somma necessaria al buon funzionamento dello Stato prima ancora che la stessa sia distribuita nel circuito economico nei confronti dei cittadini, piuttosto che pretenderla indietro, sotto forma di tasse, solo in un momento successivo, provocando così un passaggio supplementare con conseguente aggravio di costi e risorse? Semplice! (N.d.A. perché così facendo si libererebbero i cittadini dalla condizione di schiavitù, ed è proprio ciò che, alcuni, meno desiderano al mondo!) .

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...